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3 settimane fa

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Umidità da condensa

Se il fenomeno da trattare consiste nell’umidità da condensa, significa che il problema è dovuto a una scorretta progettazione delle stratigrafie e alla presenza di ponti termici che causano sbalzi di temperatura superficiale.

In tal caso il rimedio più immediato ed efficace consiste nell’installazione di un sistema di VMC (Ventilazione Meccanica Controllata) che permetta un continuo ricambio d’aria e il controllo dell’umidità all’interno degli ambienti.

Il ricambio d’aria manuale (apertura delle finestre) è efficace se fatto regolarmente e per durate non troppo brevi, ma in inverno causa una notevole dispersione del calore interno, che verrebbe invece preservato in presenza dell’impianto di VMC.

Un altro rimedio ottimale è la realizzazione di un cappotto termico esterno con un opportuno strato isolante, che annulli i ponti termici, unificando le temperature superficiali delle pareti; tuttavia questo rimedio può essere spesso costoso o non praticabile, sebbene ottimale.


Il problema dell’umidità da condensa è molto complesso, per questo la verifica di presenza di condensa nelle strutture è quanto mai necessaria in fase progettuale.

A tale scopo la UNI EN ISO 13788:2013 contiene il metodo di calcolo per verificare l’umidità superficiale e la presenza di condensa nelle strutture.
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3 settimane fa

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Umidità di risalita

Se il problema individuato è della tipologia di umidità di risalita, esistono alcune opzioni che possono essere attuate:

- Creazione di una barriera meccanica. In questo caso si attua un distacco della muratura dalle fondamenta inserendo una guaina isolante nel taglio orizzontale effettuato; questa soluzione viene adoperata quando le pareti interessate sono composte di mattoni o pietra naturale;

- Formazione di una barriera chimica. Un altro metodo per contrastare il fenomeno nella stessa tipologia di muratura, consiste nella formazione di una barriera chimica iniettando specifici prodotti nelle superfici delle pareti;

- Intervento elettrosmotico. Come ulteriore rimedio si può scegliere di utilizzare un intervento elettrosmotico; in questo caso si applica un campo elettrico a tutta la zona interessata dal fenomeno attraverso l’uso di elettrodi opportunamente inseriti nella muratura, ciò innesca una progressiva deumidificazione delle strutture oggetto di risanamento.
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AE interviene in primis con indagine Termografica....

3 settimane fa

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Un condomino può decidere di distaccarsi dall'impianto comune per adottarne uno autonomo.

Ecco tutto quello che c'è da sapere
La legge 220/12 (la cosiddetta Riforma del Condominio), entrata in vigore il 18 giugno 2013, concede la libertà di distaccarsi dall'impianto di riscaldamento centralizzato del proprio condominio per dotarsi di una soluzione autonoma.
Ci sono però delle condizioni da rispettare e delle regole da seguire: vediamo di fare un po' di ordine.

Distacco sì, ma a due condizioni
La riforma, che ha modificato l'articolo 1118 del codice civile, stabilisce che la rinuncia all'impianto centralizzato può avvenire senza richiedere l'autorizzazione dell'assemblea di condominio.
Tuttavia, affinché si possa procedere al distacco devono essere rispettate due condizioni: l'intervento non deve arrecare squilibri al funzionamento generale dell'impianto comune e non deve comportare aggravi economici agli altri condòmini.

Gli obblighi da rispettare
Chi vuole abbracciare una soluzione autonoma non ha dunque necessità di passare per l'assemblea condominiale, ma deve comunicare le proprie intenzioni all'amministratore.
È compito di quest'ultimo informare il condomino dei successivi obblighi previsti dall'iter: fare eseguire una perizia tecnica, installare una canna fumaria a norma e continuare a pagare alcune spese di condominio.

La perizia tecnica
Viene redatta da uno specialista certificato, a cui è affidato l'incarico di calcolare, tra le altre cose, l'impatto energetico dell'eventuale distacco.
La sua perizia deve dimostrare che l'intervento non implichi danni all'impianto centralizzato, squilibri termici, né bollette più alte per il resto dei condòmini.
In assenza dei requisiti richiesti dalla normativa, il rinunciante può giocarsi un'ultima carta: rivolgersi all'assemblea, impegnandosi a coprire con una somma forfettaria i costi extra che gli altri condòmini dovrebbero affrontare a distacco avvenuto.

L'installazione della canna fumaria
Da quando è entrata in vigore la legge 90 del 2013, ogni nuovo impianto di riscaldamento ha l'obbligo di essere munito di canna fumaria o altro sistema di convogliamento dei fumi, con scarico sempre sopra il tetto (salvo rarissime deroghe).
Si tratta di un aspetto tecnico molto delicato, che spesso si scontra con una difficile attuazione pratica, soprattutto nei vecchi edifici pensati per funzionare con il riscaldamento centralizzato. A questo si aggiunge il fatto che l'installazione ha un effetto sull'estetica condominio, che va analizzato di caso in caso.

Come vengono ripartite le spese dopo il distacco
Una volta avvenuto il distacco, il condomino non smette del tutto di contribuire economicamente all'impianto comune. La normativa prevede infatti l'obbligo di continuare a concorrere al pagamento delle spese per la sua conservazione, la manutenzione straordinaria e la messa a norma.
La manutenzione ordinaria e le spese di consumo non vengono invece più conteggiate.

Il distacco conviene davvero?
Non esiste una risposta definitiva a questa domanda, dipende da caso a caso.
In line di principio un sistema nuovo centralizzato sarà sicuramente più efficiente di uno vecchio/datato.
Una caldaia nuova per singolo ambiente sarà più efficiente di un sistema vecchio/datato centralizzato e con una regolazione climatica senza sonda ambiente (situazione per la maggior parte delle vecchie Centrali Termiche).
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Aggiornato il Post del 27-12-2017..... Tutto insieme.....

4 settimane fa

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Un condomino può decidere di distaccarsi dall'impianto comune per adottarne uno autonomo ?

(nei commenti le risposte...AE)
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Come vengono ripartite le spese dopo il distacco Una volta avvenuto il distacco, il condomino non smette del tutto di contribuire economicamente all'impianto comune. La normativa prevede infatti l'obbligo di continuare a concorrere al pagamento delle spese per la sua conservazione, la manutenzione straordinaria e la messa a norma. La manutenzione ordinaria e le spese di consumo non vengono invece più conteggiate.

La perizia tecnica Viene redatta da uno specialista certificato, a cui è affidato l'incarico di calcolare, tra le altre cose, l'impatto energetico dell'eventuale distacco. La sua perizia deve dimostrare che l'intervento non implichi danni all'impianto centralizzato, squilibri termici, né bollette più alte per il resto dei condòmini. In assenza dei requisiti richiesti dalla normativa, il rinunciante può giocarsi un'ultima carta: rivolgersi all'assemblea, impegnandosi a coprire con una somma forfettaria i costi extra che gli altri condòmini dovrebbero affrontare a distacco avvenuto.

Il distacco conviene davvero? Non esiste una risposta definitiva a questa domanda, dipende da caso a caso. In line di principio un sistema nuovo centralizzato sarà sicuramente più efficiente di uno vecchio/datato. Una caldaia nuova per singolo ambiente sarà più efficiente di un sistema vecchio/datato centralizzato e con una regolazione climatica senza sonda ambiente (situazione per la maggior parte delle vecchie Centrali Termiche).

Ecco tutto quello che c'è da sapere La legge 220/12 (la cosiddetta Riforma del Condominio), entrata in vigore il 18 giugno 2013, concede la libertà di distaccarsi dall'impianto di riscaldamento centralizzato del proprio condominio per dotarsi di una soluzione autonoma. Ci sono però delle condizioni da rispettare e delle regole da seguire: vediamo di fare un po' di ordine.

L'installazione della canna fumaria Da quando è entrata in vigore la legge 90 del 2013, ogni nuovo impianto di riscaldamento ha l'obbligo di essere munito di canna fumaria o altro sistema di convogliamento dei fumi, con scarico sempre sopra il tetto (salvo rarissime deroghe). Si tratta di un aspetto tecnico molto delicato, che spesso si scontra con una difficile attuazione pratica, soprattutto nei vecchi edifici pensati per funzionare con il riscaldamento centralizzato. A questo si aggiunge il fatto che l'installazione ha un effetto sull'estetica condominio, che va analizzato di caso in caso.

Gli obblighi da rispettare Chi vuole abbracciare una soluzione autonoma non ha dunque necessità di passare per l'assemblea condominiale, ma deve comunicare le proprie intenzioni all'amministratore. È compito di quest'ultimo informare il condomino dei successivi obblighi previsti dall'iter: fare eseguire una perizia tecnica, installare una canna fumaria a norma e continuare a pagare alcune spese di condominio.

Distacco sì, ma a due condizioni La riforma, che ha modificato l'articolo 1118 del codice civile, stabilisce che la rinuncia all'impianto centralizzato può avvenire senza richiedere l'autorizzazione dell'assemblea di condominio. Tuttavia, affinché si possa procedere al distacco devono essere rispettate due condizioni: l'intervento non deve arrecare squilibri al funzionamento generale dell'impianto comune e non deve comportare aggravi economici agli altri condòmini.

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